Come abbiamo visto, la teoria dei valori festeggia i suoi autentici trionfi nel dibattito sulla questione della guerra giusta. Questo rientra nella natura della cosa. Ogni riguardo nei confronti del nemico viene a cadere, anzi diventa un non-valore non appena la battaglia contro il nemico diventa una battaglia per i valori supremi.Il non-valore non gode di alcun diritto di fronte al valore, e quando si tratta di imporre il valore supremo nessun prezzo è troppo alto. Sulla scena perciò restano solo l’annientatore e l’annientato. Tutte le categorie del diritto bellico classico dello jus publicum europaeum - giusto nemico, giusto motivo di guerra, giusta misura dei mezzi e adeguatezza della condotta (debitus modus) - cadono irrimediabilmente vittime di questa mancanza di valori. L’impulso a imporre i valori diventa qui una costrizione all’attuazione immediata dei valori stessi. […]Sarebbe di per sé un interessante tema filosofico confrontare il valere problematico dei valori con l’essere problematico delle idee platoniche. Checché ne possano dire i filosofi di professione, è certo che per il valore varrà in grado ancora maggiore quanto Goethe affermò dell’idea: si presenta sempre come un ospite straniero. Né certamente in modo diverso può diventare reale il valore. L’idea necessita della mediazione, e quando si presenta con nuda immediatezza o auto-attuandosi in modo automatico, allora incute terrore, e la sciagura è tremenda. Per ciò che oggi si definisce valore, la verità corrispondente dovrebbe apparire ovvia. Su questo bisogna riflettere bene se ci si vuole attenere alla categoria del “valore”. L’idea necessita della mediazione, ma il valore ne ha bisogno ancora di più.
La tirannia dei valori di Carl Schmitt [1960] - Adelphi [2008] pp.64-67